Vuoi pranzare o cenare nel ristorante più antico del mondo? Allora segnati questo indirizzo: il ristorante Sobrino de Botín, che a Madrid tutti chiamano semplicemente Botín, si trova in Calle de Cuchilleros, a pochi passi da Plaza Mayor.
Dal 1987 il Guinness dei Primati lo considera il ristorante più antico ancora in attività, e nel 2025 ha festeggiato i suoi 300 anni di storia.
In questa guida ti spiego come prenotare un tavolo (e cosa fare se è tutto pieno), cosa ordinare, quanto si spende, cosa c’è di vero nelle leggende che circolano su questo locale e, soprattutto, se secondo me vale davvero la pena mangiarci.

Botín si trova in Calle de Cuchilleros 17, appena sotto l’Arco de Cuchilleros di Plaza Mayor, ed è aperto tutti i giorni dalle 13:00 alle 23:30. Il piatto da ordinare è il cochinillo asado, il maialino da latte arrosto (32,50€ a porzione) cotto nel vecchio forno a legna della casa. Si prenota sul sito ufficiale con 2–3 mesi di anticipo e si spendono in media 55–80€ a persona, oppure 60€ con il Menú Botín, bevande incluse.
Dove si trova il ristorante Botín e come arrivare
L’indirizzo esatto è Calle de Cuchilleros 17, 28005 Madrid, nel cuore del Madrid de los Austrias, la parte più antica della città. Il modo più bello per arrivarci è partire da Plaza Mayor: esci dall’angolo sud-ovest della piazza, scendi la scalinata dell’Arco de Cuchilleros e dopo pochi metri ti ritrovi davanti all’ingresso del ristorante.
Il nome della via non è casuale. Dopo la ristrutturazione di Plaza Mayor nel 1620 questa zona divenne il principale centro commerciale della città, pieno di calzolai, conciatori, fabbri e artigiani, e le strade presero il nome dei mestieri che vi si svolgevano: Cuchilleros significa appunto “coltellinai”.
Orari di apertura
Botín è aperto tutti i giorni dalle 13:00 alle 23:30, sabato e domenica compresi. Di fatto il servizio si concentra su pranzo e cena, e il sistema di prenotazione propone tavoli a partire dalle 13:00 fino alle 23:15. Tieni conto degli orari spagnoli: a pranzo a Madrid si mangia verso le 14:00–14:30 e a cena raramente prima delle 21:00, quindi se cerchi un’atmosfera più tranquilla punta sui primi turni.
Per prenotare o modificare una prenotazione puoi usare il sito ufficiale botin.es, chiamare il +34 91 366 42 17 oppure scrivere a botin@restaurantebotin.com. Al telefono il ristorante può offrirti un’assistenza più personalizzata rispetto al sistema online.
Come arrivare in metro
Botín è in pieno centro e si raggiunge facilmente a piedi. La fermata della metropolitana più vicina è La Latina (linea 5), a circa 5 minuti. Da Tirso de Molina (linea 1), da Puerta del Sol (linee 1, 2 e 3, oltre ai treni Cercanías) e da Ópera (linee 2 e 5 e Ramal) ci vogliono invece 8–10 minuti.
Da Sol ti conviene passare per Plaza Mayor e scendere dall’Arco de Cuchilleros, così fai anche una passeggiata nel centro storico.
Come prenotare un tavolo da Botín
Botín è una delle attrazioni più famose di Madrid e i tavoli sono spesso pieni, soprattutto la sera e nel fine settimana. Presentarsi senza prenotazione è quasi sempre una perdita di tempo, quindi è meglio organizzarsi prima.
La prenotazione online passo passo
Collegati al sito web ufficiale e clicca sul pulsante Reservar che trovi in alto a destra. Seleziona il numero di persone e scegli la data tra quelle disponibili, come puoi vedere dall’immagine qui sotto:

Clicca sull’orario che preferisci e inserisci i tuoi dati (nome, indirizzo email e numero di telefono) per ricevere la conferma della prenotazione nella tua casella di posta. Se cambia il numero di commensali, il ristorante chiede di avvisare per telefono o per email.
Può succedere che la conferma finisca nella cartella spam: è lo stesso ristorante a raccomandare di controllarla. Se non la trovi nemmeno lì, chiama o scrivi prima di partire, perché presentarsi senza una prenotazione confermata significa quasi certamente restare fuori.
Con quanto anticipo prenotare
Le richieste sono tantissime: per una cena nel fine settimana o in alta stagione conviene prenotare con almeno 2 o 3 mesi di anticipo. Io, per il mio pranzo, ho prenotato con poco più di due mesi di anticipo. Per un pranzo in un giorno feriale a volte bastano alcune settimane di anticipo.
Cosa fare se non trovi posto? Le alternative
Se il calendario online sembra tutto pieno non arrenderti subito. Prova a telefonare al +34 91 366 42 17: il ristorante stesso suggerisce di chiamare quando il sistema online non trova soluzioni. Un’altra strada, più costosa, sono i tour gastronomici organizzati da operatori privati che includono una visita guidata del locale e un tavolo già riservato: possono salvarti se decidi di andarci all’ultimo momento.
Se l’orario che vuoi è già pieno, prova con il primo e l’ultimo turno: il ristorante indica che è possibile prenotare online un tavolo tutti i giorni alle 13:00 o alle 23:15, salvo date eccezionali. Pranzare appena apre è anche il modo migliore per trovare le sale tranquille e scattare qualche foto senza folla.
Cosa mangiare da Botín: le specialità della casa
La cucina di Botín è quella tradizionale castigliana, senza fronzoli: arrosti, zuppe, uova e qualche piatto di pesce. Le due specialità sono il maialino da latte e l’agnello arrosto, cotti lentamente nel forno a legna.
Il cochinillo asado (maialino da latte)
Il cochinillo asado è il piatto simbolo di Botín e quello che ordina quasi chiunque entri. I maialini arrivano tre o quattro volte a settimana da Segovia, la città castigliana più famosa per questa preparazione. Vengono conditi con pochi ingredienti (sale, pepe, vino bianco, alloro, cipolla e aglio) e arrostiti lentamente nel forno a legna, finché la pelle diventa croccante e dorata e la carne resta morbida e succosa. La porzione viene servita con patate arrosto e costa 32,50€.
Il cordero asado (agnello arrosto)
L’altra specialità della casa è il cordero asado, l’agnello arrosto alla castigliana (33€). Gli agnelli arrivano dalla zona considerata la migliore per questa carne, il triangolo tra Sepúlveda, Aranda de Duero e Riaza, e la preparazione è molto simile a quella del maialino. Se siete in due, ordinare un piatto di ciascuno e dividerli è il modo migliore per assaggiarli entrambi.
Il forno a legna: il cuore di Botín
Quando entri, dai un’occhiata alla cucina al piano terra: lì c’è il forno a legna alimentato con legno di leccio, dove possono arrostire più di quindici maialini contemporaneamente. Secondo la casa il forno risale al 1725 e il suo fuoco non si sarebbe mai spento.
Detta così sembra una leggenda, e in parte lo è, ma c’è un fondo di verità. Il fuoco non arde a pieno regime giorno e notte: come ha spiegato il responsabile del locale in un servizio della radio spagnola COPE, alla chiusura il forno viene sigillato con una porta di metallo e le braci restano accese fino alla mattina dopo, quando si ricomincia.
Anche durante il lockdown del 2020, con il ristorante chiuso per più di tre mesi, il secondo chef passava ogni giorno ad alimentarlo, come racconta un reportage di El Español.
Che le braci non si siano mai spente per tre secoli è impossibile da dimostrare, ma per gli ultimi decenni il racconto è confermato da chi ci lavora. Anche il forno porta i segni del tempo: la grande pietra della Sierra de Madrid che lo sostiene si è consumata con il calore.
Antipasti, zuppe e dolci da provare
Oltre agli arrosti, il menù propone una buona scelta di piatti tradizionali spagnoli. Come antipasto ti consiglio la sopa de ajo, la zuppa castigliana all’aglio con uovo e jamón (12,50€), oppure le crocchette di pollo e prosciutto (13€), la morcilla de Burgos (14,50€) o le manitas de cochinillo rebozadas, zampetti di maialino impanati e fritti (10€).
Chi vuole un classico madrileño può provare i callos a la madrileña, la trippa in umido. Tra i piatti di pesce il più famoso sono le almejas Botín, le vongole con la salsa della casa, e naturalmente non manca il jamón ibérico de bellota. Se ti incuriosisce la cucina spagnola, dai un’occhiata anche a questa guida alle tapas.
Per il dolce, la tarta de queso preparata con la ricetta della nonna (9,50€) è quella che raccoglie più complimenti dai clienti. In alternativa ci sono la tarta Botín con pan di Spagna e crema, la crema catalana e l’arroz con leche.
Ci sono opzioni per vegetariani?
Poche. Anche le verdure saltate arrivano quasi sempre con jamón ibérico, quindi se non mangi carne dovrai chiedere di toglierlo. Le scelte più sicure per un vegetariano sono il gazpacho in estate, gli asparagi con maionese, le uova strapazzate con asparagi selvatici e i dolci. Per chi segue una dieta vegana, invece, Botín non è il posto giusto.
Menù e prezzi: quanto si spende da Botín
Botín non è economico se lo confronti con altri ristoranti di Madrid di cucina tradizionale: una parte del conto, inutile girarci intorno, la paghi per la storia e per l’atmosfera. I prezzi che trovi qui sotto sono quelli della carta attualmente in vigore, che puoi controllare anche dando un’occhiata al menù sul sito ufficiale.
Il Menú Botín
Per chi vuole andare sul sicuro c’è il Menú Botín a 60€ a persona. Comprende la sopa de ajo con uovo (sostituita a scelta dal gazpacho dal 1° aprile al 31 ottobre), il cochinillo asado, il gelato, il pane, mezza bottiglia di vino o una birra e mezza bottiglia di acqua minerale.
Ordinando alla carta zuppa all’aglio, maialino e gelato spendi 52,50€, senza pane né bevande. Se a tavola vuoi anche il vino, il Menú Botín è la scelta più conveniente. Se bevi solo acqua o preferisci dividere gli antipasti con i tuoi compagni di viaggio, alla carta spendi più o meno lo stesso e scegli più liberamente.
Budget indicativo a persona
Alla carta gli antipasti costano tra 10 e 30€, i secondi di carne tra 21 e 33€, quelli di pesce fino a 36,50€ e i dolci tra 7,50 e 9,50€. Tra un antipasto condiviso, il cochinillo, il dolce, il pane e il vino, conta di spendere circa 55–80€ a persona. Fa storia a sé un piatto di lusso come le angulas, gli avannotti di anguilla, che superano i 185€.
La storia del ristorante Sobrino de Botín
La storia di Botín è un intreccio di documenti, tradizione di famiglia e leggende. Te la racconto partendo dalla versione ufficiale del ristorante, poi analizzando cosa dicono gli storici.
Dal 1590 al 1725: l’edificio e la locanda di Jean Botín
Il primo documento sull’edificio risale al 1590. Il proprietario chiese il cosiddetto privilegio di esenzione dagli ospiti: si pagava una tassa per non dover alloggiare in casa i membri del seguito reale in visita a Madrid.
Secondo la versione ufficiale del ristorante, a Madrid arrivò un cuoco francese, Jean Botín, con la moglie asturiana, per lavorare al servizio di un nobile della corte degli Asburgo. Nel 1725 un nipote della moglie aprì una piccola locanda in Calle de Cuchilleros e ristrutturò il piano terra chiudendo il porticato: la data è ancora incisa sulla lastra all’ingresso.
Una curiosità: fino a Settecento inoltrato le locande non potevano vendere carne, vino o altri alimenti, per non fare concorrenza agli altri mestieri. I viaggiatori portavano con sé il cibo e la locanda si limitava a cucinarlo.
Nell’Ottocento il piano terra fu rinnovato di nuovo, con il fregio in legno policromo e foglia d’oro all’ingresso, le grandi vetrine e il bancone da pasticceria. All’epoca Botín era considerato una taverna: la parola ristorante si usava solo per i pochi locali esclusivi che imitavano quelli parigini.
Perché si chiama Sobrino de Botín?
In spagnolo sobrino significa nipote, nel senso di figlio del fratello o della sorella. Il nome del locale deriva proprio dal nipote che ne prese le redini. Per la tradizione della casa si tratta del nipote della moglie di Jean Botín; secondo gli storici era invece Cándido Remis, di cui ti parlo più avanti.
La famiglia González e la Guerra Civile
Nei primi decenni del Novecento Botín passò alla famiglia González, che ne è ancora proprietaria. Quando Amparo Martín e il marito Emilio González presero in mano l’attività era una piccola impresa familiare con sette dipendenti, compresi i coniugi e i loro tre figli. Il ristorante occupava solo il piano terra e il primo piano, la cantina serviva da magazzino e ai piani superiori viveva la famiglia.
Con lo scoppio della Guerra Civile, Amparo e i figli si rifugiarono a Segorbe, in provincia di Castellón, mentre Emilio rimase a Madrid a mandare avanti la casa, trasformata in mensa per i miliziani. Dopo la guerra furono i figli Antonio e José a far crescere il locale fino a renderlo quello che vediamo oggi. Attualmente lo guidano i cugini Antonio e José González.
I 300 anni di Botín (2025)
Nel 2025 Botín ha celebrato il suo tricentenario con un menù speciale, un diploma commemorativo consegnato a tutti i clienti dell’anno, un libro delle firme, un nuovo logo e un concorso letterario, presentati alla stampa a marzo e ripresi dall’agenzia di stampa EFE.
In quell’occasione la famiglia ha annunciato che la gestione proseguirà con una nuova generazione. Nello stesso anno, come riporta Qué!, la Comunidad de Madrid gli ha conferito la Gran Cruz de la Orden del Dos de Mayo. Tra le iniziative dell’anniversario è nata anche la visita guidata Botín Secrets Route, di cui ti parlo più avanti.
È davvero il ristorante più antico del mondo?
Il record del Guinness dei Primati
Botín è riconosciuto come ristorante più antico del mondo dal Guinness dei Primati dall’edizione del 1987, e il record è ancora consultabile sul sito ufficiale di Guinness World Records. Per ottenere il titolo, spiegano i proprietari, bisogna dimostrare di aver sempre operato nello stesso luogo, con lo stesso nome, con la stessa attività e senza interruzioni.
Per questo locali che dichiarano origini ancora più antiche, come il Procope di Parigi (fondato, secondo i proprietari, nel 1686), non rientrano nel record. L’unica chiusura di Botín è stata quella imposta dalla pandemia.
Nel 2012, inoltre, la rivista Forbes lo ha inserito al terzo posto nella sua lista dei 10 migliori ristoranti classici del mondo, citando proprio il maialino e l’agnello arrosto alla castigliana.
Cosa dicono gli storici
Non tutti però sono convinti della data del 1725. Secondo una ricostruzione basata su documenti ottocenteschi, tra cui una sentenza del Tribunale Supremo spagnolo del 1890 sul diritto di usare il nome “Pastelería de Botín” e riassunta anche nella voce di Wikipedia dedicata al ristorante, alla fine del Settecento esisteva in Plaza de Herradores una “Pastelería de Botín”, di proprietà di José Puertas Sánchez, detto Botín, morto nel 1847.
Suo nipote Cándido Remis la gestì per qualche anno e nel 1865 aprì un locale tutto suo al numero 17 di Calle de Cuchilleros: la “Pastelería de Cándido Remis, sobrino de Botín”. In questa versione la lastra del 1725 attesterebbe solo la data di posa della facciata in pietra. Il locale originale di Plaza de Herradores, conosciuto come Antigua Casa Botín, chiuse definitivamente negli anni Sessanta, dopo che i González ne acquistarono l’immobile e il nome.
Il titolo, poi, è conteso, come ha raccontato Euronews. Nel 2025 Casa Pedro, una taverna alla periferia di Madrid, ha rivendicato una fondazione nel 1702 e ha già trovato documenti che ne attestano l’attività almeno dal 1750. A Roma, la trattoria La Campana vanta oltre cinque secoli di storia, e i proprietari hanno annunciato di voler presentare la documentazione al Guinness.
Botín nella letteratura e i clienti famosi
Pochi ristoranti al mondo compaiono in così tante pagine di letteratura. Nel corso dei secoli Botín ha accolto scrittori, artisti, politici e divi di Hollywood: tra i clienti famosi si ricordano Frank Sinatra, Ava Gardner, Jackie Kennedy, Truman Capote e Francis Scott Fitzgerald.
Hemingway e “Fiesta”
Il nome più legato a Botín è quello di Ernest Hemingway, che nelle ultime pagine di Fiesta (Il sole sorgerà ancora), pubblicato nel 1926, porta qui i protagonisti Jake Barnes e Brett Ashley. Jake ordina il maialino arrosto e definisce Botín uno dei migliori ristoranti del mondo. Lo scrittore cita il locale anche in Morte nel pomeriggio.
C’è però un dettaglio che pochi raccontano: secondo lo studioso Miguel Izu, autore di un articolo pubblicato nel 2025 sulla rivista accademica The Hemingway Review, lo scrittore frequentava con ogni probabilità l’altro Botín, l’Antigua Casa Botín di Plaza de Herradores.
Galdós, Graham Greene e gli altri scrittori
Molto prima di Hemingway, Benito Pérez Galdós aveva citato Botín in Fortunata y Jacinta, in Misericordia e nei romanzi di Torquemada. Ramón Gómez de la Serna gli ha dedicato alcune delle sue greguerías, Arturo Barea lo ricorda in La forja de un rebelde e Graham Greene lo fa comparire in Monsignor Chisciotte. Più di recente è entrato nei romanzi di Frederick Forsyth e in El tiempo entre costuras di María Dueñas, come ricorda anche esMadrid, il portale ufficiale del turismo di Madrid.
Nei primi del Novecento Botín era anche un punto d’incontro della Madrid bohémien, con cene e circoli a cui partecipavano personaggi come Valle-Inclán e il pittore Julio Romero de Torres.
Goya lavapiatti: leggenda o realtà?
Una delle storie più raccontate è che Francisco Goya, da ragazzo, abbia lavorato da Botín come lavapiatti prima di diventare pittore. L’aneddoto compare nell’edizione del 1987 del Guinness dei Primati, secondo cui il giovane Goya vi era impiegato nel 1765, ma non esistono documenti ufficiali che lo provino. Prendila come una bella leggenda madrileña.
Le sale di Botín: quattro piani di storia
Il ristorante occupa tutti e quattro i piani dell’edificio, e ogni sala ha una atmosfera differente: travi di legno a vista, azulejos, muri in pietra, dipinti e incisioni che raccontano la vecchia Madrid. Nonostante i lavori e gli ampliamenti fatti nel tempo per accogliere sempre più clienti, la famiglia ha cercato di conservare l’atmosfera dell’antica locanda.
La cantina del XVI secolo
La sala più suggestiva è la cantina, con i soffitti a volta, che risale alla fine del Cinquecento e oggi è usata come sala da pranzo. Mangiare qui sotto è un’esperienza a sé, anche se gli spazi sono raccolti e i tavoli piuttosto vicini. Se ci tieni in modo particolare, prova a prenotarla telefonicamente o via mail, anche se non è mai garantita.
Botín Secrets Route: la visita guidata
Se non riesci a trovare un tavolo, o vuoi scoprire i segreti del locale prima di sederti, c’è la Botín Secrets Route. È una breve visita guidata di circa 15 minuti, accompagnata da un narratore esperto di storia di Madrid, che attraversa cinque degli spazi più emblematici del ristorante: dal forno alle sale dove, secondo la tradizione, hanno mangiato Goya e Hemingway. Le visite si svolgono al mattino o nel pomeriggio, fuori dagli orari di punta.
La visita si prenota dal sito ufficiale di Botín scegliendo giorno e fascia oraria, per esempio alle 11:15, prima dell’apertura del ristorante, e costa 30€ a persona. Onestamente, per 15 minuti non è poco: te la consiglio se sei appassionato di storia o se non sei riuscito a trovare un tavolo ma vuoi comunque vedere l’interno.
La mia esperienza da Botín: vale la pena?
Ho pranzato personalmente in questo ristorante prenotando un tavolo con più di due mesi di anticipo, perché volevo provare la specialità della casa. Il locale è ben curato e il personale è professionale, cortese e molto attento al servizio e ai dettagli.
Però, lo dico con sincerità, penso che 32,50€ siano troppi per un piatto come quello che puoi vedere nell’immagine qui sotto:

Botín non è un ristorante gastronomico e non vuole esserlo: qui si viene per una cucina castigliana semplice e per sedersi in un luogo che ha attraversato secoli di storia. Ti consiglio di mangiare da Botín se ami questo genere di esperienze e i piatti della cucina spagnola, e se vuoi vedere con i tuoi occhi il ristorante più antico del mondo. Se invece cerchi soprattutto il miglior rapporto qualità-prezzo, a Madrid troverai alternative più convenienti.
Consigli pratici per la visita
Se puoi, scegli il pranzo: di solito è più facile trovare posto e le sale sono meno affollate che a cena. Arriva puntuale anche se hai prenotato, perché nelle ore di punta può formarsi un po’ di coda all’ingresso, che in genere scorre in fretta.
La sera, con un po’ di fortuna, può capitare di ascoltare musica dal vivo. Il legame di Botín con la tuna, i gruppi musicali universitari in costume tradizionale, è così forte che il sito ufficiale gli dedica un’intera pagina.
Cosa vedere nei dintorni di Botín
Botín si trova in una delle zone più belle di Madrid, quindi conviene abbinare il pranzo o la cena a una passeggiata. A pochi minuti a piedi puoi vedere Plaza Mayor, che raggiungi salendo la scalinata dell’Arco de Cuchilleros.
Proseguendo sulla stessa via trovi anche il Mercado de San Miguel, il mercato coperto in ferro e vetro più famoso della città, e la Cava de San Miguel, piena di mesones tradizionali.
Proseguendo verso ovest arrivi in Plaza de la Villa e poi al Palazzo Reale e alla cattedrale dell’Almudena, a circa 10 minuti di cammino. Se invece scendi verso sud entri nel quartiere di La Latina, con la Cava Baja e i suoi bar di tapas.
Se hai prenotato per cena, arriva in zona un’ora prima e prenditi un vermouth in uno dei bar della Cava Baja o della Cava de San Miguel. Dopo cena, invece, goditi Plaza Mayor illuminata: è a un minuto a piedi e di sera è ancora più bella.